Progetto Il Sistema Concettuale 11: 2.4. Orientamento

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Stato redatto con letteratura specialistica
Autore/Editore N. N./Dagmar Panzer
Ultima modifica 24.02.2021


Nota
Questa pagina viene aperta nell’ambito del “sondaggio sul Libro Il Sistema Concettuale”, del pool di risorse Curriculum e Ricerca della Associazione Europea Kinaesthetics (EKA). L’obiettivo è di raccogliere e discutere, sulla relativa pagina di discussione Progetto Il Sistema Concettuale 11: 2.4. Orientamento, le domande, le necessità di sviluppo, di aggiornamento e di confronto sulla comprensione dei concetti. Questo sondaggio/discussione dura circa un anno. La pagina rimarrà aperta fino a fine 2021.

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1 „2.4. Orientamento

L’origine del termine orientamento è legata al fatto che l’uomo, già nell’antichità,
usava orientarsi col sorgere del sole (oriente, est), cioè coi punti cardinali, durante i
suoi viaggi.
Quindi orientamento può descrivere la capacità di orientarsi nello spazio esterno e
nel tempo. L’orientamento nello spazio risponde a domande quali: dove ci troviamo?
In quale ambiente? Quale via dobbiamo prendere per raggiungere una meta
specifica?
Però Kinaesthetics intende con orientamento anche la capacità di orientarsi nel
proprio corpo, nello spazio interno, cioè al livello dell’anatomia funzionale. Questa
capacità di orientamento corporeo si pone domande quali: in quale posizione si
trova il mio corpo? Come e con quale sforzo è organizzato lo scarico del peso delle
nostre masse? Come e in quale direzione dobbiamo muovere le parti del nostro
corpo per raggiungere una meta?
Kinaesthetics parte dal presupposto che queste capacità di orientamento siano
processi permanenti che si basano sul movimento, sulla percezione del movimento
(e l’intera percezione sensoriale). Secondo questa supposizione siamo sempre
consciamente o inconsciamente occupati a non perdere l’orientamento o la
“direzione giusta” del nostro movimento. L’orientamento corporeo costituisce la
base perché un uomo possa generalmente orientarsi nel mondo, ad esempio nella
società e nella cultura.
Sovente questo processo si rende percepibile in modo chiaro solo nel momento di
perdita dell’orientamento. Una lesione grave può ledere il nostro orientamento
corporeo, cioè la capacità di un movimento mirato delle parti illese, oltre
all’orientamento spazio-temporale e paralizzare così letteralmente il nostro
benessere.


Sopra e sotto
L’orientamento corporeo rispetto a “sopra” e “sotto” si basa sull’esperienza della
collocazione specifica delle singole masse: “sopra” è la testa, poi segue il torace e il
bacino; “sotto” sono le gambe, cioè i piedi. Siccome questo ordine è indipendente
dalla posizione spaziale nella quale si trova l’uomo, l’orientamento corporeo può
essere in contraddizione con la definizione spaziale di “sopra" e "sotto” che risulta
da una prospettiva esterna.
La definizione spaziale di “sopra” e “sotto” viene stabilita dall’effetto continuo della
forza di gravità, la quale influenza la nostra vita in misura notevole. “Sotto” si
definisce attraverso la direzione della forza di gravità, “sopra” attraverso la direzione
opposta.
Rispetto all’orientamento spaziale e corporeo colpisce il fatto che, in uno schema
analogo, le estremità, disposte in modo simmetrico, sostengono la guida del peso
delle masse centrali rispetto alla forza di gravità:
le braccia sporgono lateralmente dal torace e sostengono la direzione del peso del torace;
le gambe sporgono lateralmente dal bacino e sono utili per lo spostamento del peso del bacino;
le orecchie sono in un certo senso le estremità rivolte verso l’interno della testa e dirigono, attraverso il senso dell’equilibrio nell’orecchio interno, la guida della testa, cioè l’orientamento nella forza di gravità.
Per la differenziazione di “sopra” e “sotto” l’uomo può ricorrere sempre
all’orientamento interno, corporeo, oppure all’orientamento esterno, spaziale, che
stanno in contrapposizione tra di loro. Alzarsi, visto dalla prospettiva interna, non ha
però quasi niente a che vedere con un sollevamento verticale delle masse contro la
forza di gravità. Ciononostante, l’esecuzione di attività richiede, in ogni momento,
orientamento nel proprio corpo e rispetto alle condizioni spaziali esterne.


Davanti e dietro: parte anteriore e parte posteriore
Kinaesthetics definisce la parte anteriore e la parte posteriore delle nostre masse in
base alle caratteristiche e ai compiti differenti percepibili.
La parte delle masse che si percepisce prevalentemente come dura, ossuta e stabile,
viene denominata parte posteriore (dietro). Qui si trova soprattutto la muscolatura
estensiva. Le parti anteriori (davanti) hanno caratteristiche come morbido, instabile e
capace di adattarsi. Qui si trovano prevalentemente muscoli flessori.
Nelle masse centrali si può percepire facilmente la parte anteriore e posteriore e ciò
corrisponde all’idea comune di davanti e dietro.
Nelle estremità si può osservare però un percorso a spirale della parte anteriore e
posteriore. Perciò qui la definizione si differenzia in parte dall’idea comune.


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Sulla parte posteriore delle masse si trovano le ossa,
abbastanza in superficie e in modo diffuso sotto la pelle.
Per questo la parte posteriore è piuttosto indicata per
portare peso e per scaricarlo sulla superficie di supporto.
Sulla parte anteriore si percepiscono più muscoli che
hanno la funzione di guidare il peso sulla parte
posteriore e di gestire l’adattamento nell’organizzazione
del peso.br>
Il palmo della mano e la pianta del piede posseggono
sia qualità della parte anteriore che della parte
posteriore. Per questo è possibile mantenere il nostro
peso in equilibrio quando stiamo in piedi. Il palmo della
mano e la pianta del piede fanno parte delle zone più
sensibili del sistema sensoriale cinestetico.
Il percorso a spirale della parte anteriore e posteriore è
la ragione principale per cui gli uomini dispongono di
innumerevoli possibilità e varianti di movimento.

Un’interazione adattata tra parte anteriore e parte posteriore durante un’attività
rende possibile gestirla con poco sforzo e il massimo controllo rispetto alla forza di
gravità.“


Fonte: European Kinaesthetics Association (Ed.) (2020): Kinaesthetics. Il Sistema Concettuale. Responsabile delle traduzioni: Beate Scheidegger, Sara Pascal. Linz, Winterthur: Editore European Kinaesthetics Association. ISBN 978-3-903180-10-9. Pag. 26 sgg.

2 Ulteriore letteratura selezionata

  • Asmussen-Clausen, Maren (2009): Praxisbuch Kinaesthetics. Erfahrungen zur individuellen Bewegungsunterstützung auf Basis der Kinästhetik. 2. Auflage. München, Jena: Elsevier, Urban und Fischer. ISBN 978-3-437-27570-8. Pag. 38 sgg., 130, 148, 175.
  • Hatch, Frank; Maietta, Lenny (2003): Kinästhetik. Gesundheitsentwicklung und menschliche Aktivitäten. Übersetzung: Ute Villwock, Elisabeth Brock. 2., komplett überarbeitete Auflage. München, Jena: Urban und Fischer. ISBN 978-3-437-31467-4. Pag. 46 sgg., 106, 134.
  • Maietta, Lenny; Hatch, Frank (2011): Kinaesthetics Infant Handling. Originalmanuskript aus dem Amerikanischen von Ute Villwock. 2., durchgesehene und aktualisierte Auflage. Bern [u. a.]: Hans Huber. ISBN 978-3-456-84987-4. Pag. 93 sgg.

3 Voci correlate